Perché crediamo alle immagini fotografiche

Perché crediamo alle immagini fotografiche

Un saggio lucido e conciso che esplora, in cinque brevi capitoli, la relazione tra verità e medium fotografico. Puntellata da citazioni di autori vari (Maurice Merleau-Ponty, Plauto, Paul Virilio, Hannah Arendt, etc.) inerenti al tema “fede e fotografia”, l’argomentazione di Levi Strauss prende avvio dall’assunto per cui “basta vedere per credere”, esaminando il Vangelo e la figura di San Tommaso, il rapporto tra la fede e la Sacra Sindone (la prima immagine proto-fotografica della storia, secondo alcuni studiosi) e il contributo di critici e filosofi quali Walter Benjamin, John Berger e Roland Barthes. Uno spazio importante è dedicato agli scritti di Vilém Flusser, alle sue “immagini tecniche” e all’intreccio tra magia e tecnologia. Come aveva anticipato Flusser, viviamo in una società invasa da “immagini tecniche”, molte delle quali (specialmente fotografie) vengono fruite non come singole unità ma in un flusso costante, fattore che contribuisce allo scollamento progressivo tra fotografia intesa come “traccia” e mondo reale. L’ultimo capitolo è dedicato alla contemporaneità: in un mondo popolato da “deepfake”, in che modo è mutata la relazione tra fede e fotografia? È ancora possibile credere alle immagini?

Détails du livre

À propos de l'auteur

David Levi Strauss

David Levi Strauss scrive per le riviste Artforum, Aperture, The Nation e The Brooklyn Rail. È stato uno dei fondatori di acts: A Journal of New Writing (1982–90). Insegna al Center for Curatorial Studies del Bard College (Annandale-on-Hudson, New York) ed è responsabile del dipartimento di Teoria e critica d’arte della School of Visual Arts di New York. Suoi saggi sono stati pubblicati in monografie di numerosi artisti. In Italia è stato tradotto il saggio Politica della fotografia (con un’introduzione di John Berger, Postmediabooks, 2007).

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